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L’ecofemminismo in Italia: uno sguardo sull’esperienza politica delle donne Verdi


Come giovani ci interroghiamo spesso su cosa possiamo fare per “cambiare il mondo” e renderlo più sostenibile. Il più delle volte, le nostre riflessioni si traducono nella ricerca di uno stile di vita a basso impatto ambientale, ma meno frequentemente sfociano in un impegno politico diretto.


Il livello politico, tuttavia, risulta di primaria importanza per regolamentare il nostro sistema di produzione e consumo e riprogettarlo secondo più standard di sostenibilità elevati, soprattutto ai fini di modificare il comportamento delle imprese e della pubblica amministrazione, responsabili per circa il 95% dei consumi del nostro Paese [1].


Tuttavia, a livello politico molto deve essere ancora fatto, forse anche perché le forze ambientaliste sembrano non riuscire a ottenere un’ampia rappresentanza parlamentare, a differenza di quanto accade in altri Paesi. Si pensi, ad esempio, alla Germania, dove alle elezioni del 2021 i Verdi hanno ottenuto 118 seggi in Parlamento [2]. A chi fosse interessato a ricostruire un pezzo di storia dei Verdi, e soprattutto delle Verdi in Italia, suggerisco la lettura del libro L’ecofemminismo in Italia: le radici di una rivoluzione necessaria [3] pubblicato per Il Poligrafo nel 2017.



Copertina libro L’ecofemminismo in Italia: le radici di una rivoluzione necessaria

Il libro, curato da Franca Marcomin e Laura Cima, raccoglie le testimonianze di diciannove donne – tra cui le stesse curatrici – che hanno militato nel movimento ecologista italiano, a partire dal 1986, anno di fondazione del Forum delle Donne Verdi, uno spazio politico in cui si discussero varie tematiche, dalla rappresentanza femminile all’ambientalismo, dall’aborto alla fecondazione artificiale.


Prima di leggere il testo, è importante considerare che il punto di vista di Marcomin e Cima è quello di due figure che hanno contribuito in prima persona a dar forma al movimento dei Verdi in Italia, a partire da traiettorie professionali diverse. Marcomin è un’ostetrica, che ha accompagnato la professione a un’intensa attività politica sia nei Verdi, sia in associazioni impegnate a vario titolo su tematiche di genere. Cima, invece, è una politica, ex parlamentare, oggi presidente dell’associazione “Primalepersone”.


Ma veniamo ai contenuti del libro. Intanto, che cosa si intende per ecofemminismo?


Il termine deriva da un lavoro di Françoise d’Eaubonne del 1974 [4] e rappresenta un filone di critica dello sviluppo che evidenzia un parallelismo tra il degrado della natura e la subordinazione delle donne, visti come esito di una cultura capitalista e patriarcale [5]. Le analisi dell’ecofemminismo si muovono quindi nello spazio di intersezione tra sessismo e dominio umano sulla natura, toccando però anche altre tematiche, come il dominio del Nord sul Sud del mondo [6].


Il libro è di interesse da un punto di vista storico, in quanto rintraccia le radici di iniziative tuttora in discussione – come l’assegnazione automatica del cognome paterno, dichiarata “incostituzionale” proprio il mese scorso [7] – e di trasformazioni culturali ecologiste e femministe attualmente in atto nel nostro Paese, delle quali movimenti sociali quali Fridays For Future e Non Una Di Meno sembrano aver raccolto il testimone. Al tempo stesso, il racconto delle divergenze interne ai Verdi, soprattutto a seguito della fusione con la Lista dei Verdi Arcobaleno nel 2008, permette di comprendere alcune criticità del partito, che non è mai riuscito a ottenere un ampio consenso nazionale.


La raccolta delle testimonianze permette di guardare l’impegno politico e civile delle donne Verdi da angolature diverse, che rispecchiano la sensibilità di ognuna, dall’agricoltura alla tutela del paesaggio, dal pacifismo all’impegno a favore delle rinnovabili, raccogliendo l’eredita del passato e lanciando un ponte sulle sfide dell’ambientalismo nel presente. Un limite del testo è, a mio avviso, la mancanza di riferimenti scientifici che giustifichino le posizioni dei Verdi, come anche un’analisi critica di tali posizioni oggi, a distanza di trent’anni dalla fondazione del movimento. Mi riferisco, per esempio, a tematiche quali il nucleare.


Ne consiglio, comunque, la lettura a chiunque sia interessato a tematiche ambientaliste e femministe e, soprattutto, all’impegno politico su questo fronte, per una conoscenza di cosa è stato fatto e cosa si possa fare oggi in un impegno politico a favore dell’ambiente e della costruzione di una società più equa.


di Cecilia Cornaggia



Riferimenti


[1] Dati elaborati da EStà, presentazione presso Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, corso di Produzione Culturale, 24/03/2021.

[2] https://tg24.sky.it/mondo/2021/09/27/elezioni-germania-2021

[3] Marcomin, M. & Cima, L. (2017). L’ecofemminismo in Italia: le radici di una rivoluzione necessaria. Padova: Il Poligrafo.

[4] D’Eaubonne, F. (1974). Le féminisme ou la mort.

[5] Radford Ruether, R. (1995). Ecofeminism: Symbolic and social connections of the oppression of women and the domination of nature. Feminist Theology, 3(9), 35-50.

[6] Vandana, S., & María, M. (1993). Ecofeminism.

[7] https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20220427135449.pdf