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Intervista a Primo Barzoni – Presidente e AD di Palm S.p.A. SB

PALM S.p,A. SB è un’impresa famigliare fondata nel 1980 a Viadana in provincia di Mantova da 4 fratelli, che fin da subito hanno sviluppato un modello d’impresa innovativo capace di valorizzare i capitali Umano, Economico e Ambientale, di fatto anticipando la cultura della sostenibilità di oggi. PALM produce pallet (oltre 1.500.000 all’anno) in legno attraverso elevati standard tecnologici grazie all’ecodesign che rispetta i principi del Life Cycle Thinking e del Design Sistemico.

Logo PALM

Presidente, ci racconta di che cosa si occupa Palm S.p.A.?


La nostra vision consiste nel “Promuovere l’eccellenza italiana dei pallet a ridotto impatto ambientale, integrando valori intangibili che incrementano la qualità del prodotto. Nel segno della sostenibilità ed inclusività perseguiamo l’impegno di diventare rigenerativi per creare condizioni più favorevoli alla vita, con lo sguardo rivolto alle future generazioni.”


Perché e quando siete diventati Società Benefit B Corporation? Che cosa vi ha spinti a compiere questa scelta?


La sostenibilità è sempre stata una parte fondamentale della nostra strategia. Questo significa che ci impegniamo da sempre a migliorare la qualità nella movimentazione dei prodotti dei nostri partner, a proteggere il pianeta e i suoi abitanti, a metterci al servizio della comunità, a favorire la crescita delle nostre persone, e a garantire la massima trasparenza del nostro operato. Come parte di questo processo, nel 2020 abbiamo scelto di diventare una Società Benefit, una forma giuridica innovativa che ci permette di perseguire un doppio obiettivo: non solo creare valore per i nostri azionisti, ma cercare il bene comune. Assumendo la qualifica di Società Benefit, abbiamo scelto di perseguire tre criteri di beneficio comune allineati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030, integrando a statuto un proprio ruolo etico nel contesto in cui operiamo.

Ci ha spinti il fatto che negli anni si è visto che le aziende non si occupano di etica nella catena di fornitura, l’approccio di interdipendenza delle B Corp ci ha aiutati a legittimarci maggiormente.

Siamo diventati B Corp nel novembre del 2017, siamo la prima impresa al mondo nel settore degli imballaggi in legno a ottenere il riconoscimento. Ad oggi deteniamo un punteggio di 83 punti del B Impact Assessment (BIA), certificazione riconfermata a fine dicembre 2021. Abbiamo ricevuto anche due Premi: nel 2018 e nel 2019 siamo stati premiati consecutivamente dal partner B Corp Davines S.p.A. come migliore fornitore sostenibile che conduce un modo di fare impresa positivo per l'ambiente e per le persone e nel 2021 abbiamo ricevuto il Sustainability Awards da Chiesi Farmaceutici S.p.A. come migliori fornitori che riconoscono consistenza dalle parole alle azioni, attivando la sostenibilità come un modo nuovo di fare impresa.


Nel vostro percorso avete incontrato difficoltà? Se sì, quali?


Nel 2015 è stata accolta con positività l’Agenda 2030. Avevamo già misurato la carbon footprint e ci stavamo confrontando con vari progetti ambientali e sociali. Le racconto il punto di vista come B Corp: un aneddoto. Un giorno una ingegnera ambientale con la quale collaboravamo ha accettato di occuparsi dell’assessment per diventare B Corp e abbiamo raccolto certificazione, accordi con il comune, piantumazione per compensazione CO2 e fitodepurazione. L’attività più corposa è stata assemblare tutte le iniziative e soprattutto vincere il pregiudizio che vedeva difficoltà nel legare il pallet al mondo delle società Benefit. Inoltre, va ricordato che il tool di misurazione è americano e quindi si basa su un sistema non perfettamente in linea con le imprese italiane. Il massimo del punteggio lo si ottiene se la materia prima è disponibile entro 80 km, ma non si può pretendere che Mantova abbia tutta la materia prima che ci occorre se il territorio non è adatto e dobbiamo ricorrere ad altre aree.


Se dovesse segnalare delle criticità nel mondo del pallet quali sarebbero?


In Italia la maggiore difficoltà è rappresentata da una gestione delle foreste molto approssimativa. Nel PNRR non hanno considerato le foreste. Va ammesso che il valore del legno è trasversale ad ogni PNRR e che ogni abitazione deve avere legno certificato. Dietro al mondo del pallet ci sono mercati secondari illegali e molto spesso anche gli acquirenti non ne sono a conoscenza. Un miliardo di legno all’anno è importato illegalmente. Si potrebbe dimezzare del 50% la dipendenza dall’estero solo valorizzando il 30% degli ettari boschivi in Italia. Siamo dipendenti da Bielorussia, Russia, Polonia. Va aggiunto che il secondo scoglio è che in Italia non ci sono le segherie. Vanno spinti i modelli di filiere locali per far sì che le imprese si certifichino. PEFC e FSC stanno lavorando su come valorizzare i servizi ecosistemici. In Italia abbiamo quasi un milione di ettari di foreste certificate, secondo PEFC Italia, ed è un record di crescita.


Quali sono, dal suo punto di vista, le possibili evoluzioni della sostenibilità?


I giovani sono più curiosi e quindi hanno più possibilità di essere consumatori responsabili. La speranza è che finalmente la sostenibilità non sia slegata ma sia legata al benessere desiderato. La sostenibilità promuove l’innovazione e non viceversa e in 20 anni è molto trasformata ed è trasversale. Da tempo collaboriamo con i giovanissimi nelle scuole con campus estivi, il villaggio delle api e un orto e con Ragioneria abbiamo creato un modello locale formativo e partecipato. Il caso PALM comprare addirittura nei libri scolastici. Piano Industriale 2021-2025 presentato il Piano industriale con due pagine dedicate ai giovani con tre cicli di stage all’anno e non solo. La prossima sostenibilità è la reciprocità.


Quali sono i benefici che avete ottenuto anche agli occhi dei consumatori?


Palm vende in Emilia Romagna e in Lombardia con 16 milioni di fatturato e 40 famiglie di lavoratori coinvolte. Un’azienda che fa ESG coinvolge anche il buyer e i buyer vedono che Palm ha un impegno diverso dalle altre e che fa advocacy. La formazione in tal senso è fondamentale. C’è ancora molta strada da fare sulla supply chain nella filiera legno. Siamo al 95%, l’obiettivo è il 100% con tracciabilità dei fornitori.




Intervista tratta dall'eBook "Dialogo con le Società Benefit. 12 interviste tra sfide o opportunità", per leggere tutte le altre esperienze raccolte nell'eBook clicca qui.

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