Intervista a Francesco Paolillo, CEO Ecodyger

Quando e come è nata Ecodyger e da quante persone è composta attualmente?

Il progetto imprenditoriale Ecodyger è nato 5 anni fa dalla volontà di diversificare le attività del Gruppo fino ad allora concentrate nel settore della meccanica e dell’automazione. Si è pensato di trovare nuove soluzioni sostenibili per la gestione dello scarto organico generato da tutte le strutture che preparano e servono alimenti, prendendo spunto dall’idea di ovviare alla fastidiosa presenza di cattivi odori, germi, batteri e percolato. È stata molto impegnativa l’attività di R&D, ma alla fine i risultati ottenuti e la progressiva attenzione del mondo ai concetti di Economia Circolare stanno dando ragione ad una scelta che sembrava a suo tempo azzardata. Ecodyger Srl Società Benefit è poi nata due anni fa per dare concreto seguito agli investimenti fatti dalla famiglia Paolillo. Attualmente, l’azienda si avvale di 15 persone fra collaboratori e rete commerciale.



I fratelli Paolillo, titolari dell’azienda


Come si inquadra la vostra azienda all’interno del panorama delle imprese fortemente impegnate in favore dell’economia circolare?

Ecodyger si rivolge a tutte le strutture impegnate quotidianamente a rispettare il Pianeta e l’ecosistema in cui operano, per il bene dell’ambiente e quindi anche degli utenti a cui si rivolgono. Applicare i concetti dell’Economia Circolare anche alla gestione dei rifiuti è un aspetto fondamentale per chi ogni giorno ne genera in quantità rilevanti e che attraverso la tradizionale filiera di raccolta, trasporto e conferimento, sia esso in discarica, inceneritore o impianto di trattamento, comporta una notevole quantità di emissioni di CO2 dannose per l’ambiente. Alla base di Ecodyger c’è la volontà incrollabile di imprenditori che vogliono cambiare lo status quo, migliorando e semplificando la vita di esercenti e consumatori. “Rispetta l’ambiente e i tuoi clienti ti ameranno ancora di più” è un po’ il nostro motto.


Prevedete di ampliare la vostra presenza anche all’estero? Quanto conta oggi saper comunicare il valore aggiunto di essere una Società Benefit per meglio posizionarsi sul mercato?

Ecodyger è già proiettata al mercato internazionale con distributori nei principali Paesi della Comunità Europea - Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Slovenia - e più in là fino a Singapore. Molte le richieste anche dal mercato nordamericano. In Italia il valore di una Società Benefit è ancora poco apprezzato, ma, già sul finire dello scorso anno, abbiamo iniziato a percepire un interesse specifico da parte di realtà che per importanza e dimensioni di fatturato devono oggi presentare oltre al bilancio un vero e proprio piano strategico di Sostenibilità. Ciò ha portato queste aziende a ricercare sul territorio realtà già identificabili come Società Benefit analizzando nello specifico l’opportunità di utilizzare la tecnologia Ecodyger come un vero e proprio strumento per implementare all’interno delle proprie strutture i concetti di sostenibilità ed economia circolare. In particolare, questo interesse si è manifestato con la loro necessità di perseguire una gestione sostenibile dello scarto umido-organico prodotto all’interno delle loro mense aziendali con la possibilità di interrompere la tradizionale filiera di gestione del rifiuto, risparmiando rilevanti emissioni di CO2 all’ambiente e trasformando il rifiuto in una vera e propria risorsa naturale.


C’è un progetto del quale siete maggiormente fieri, che volete raccontarci?

Sì, certo. Siamo fieri del progetto realizzato insieme alla nota compagnia di navigazione marittima GNV, nato dalla loro esigenza di ottimizzare e rendere virtuoso lo smaltimento dei rifiuti organici prodotti a bordo, aderendo alle moderne politiche di Zero Waste e Circular Economy. Il progetto, già a pieno regime, prevedeva l’installazione su tutte le navi della flotta GNV dei macchinari Ecodyger per ridurre in modo sostenibile ed economico gli scarti organici fino al 90% del loro peso e volume iniziale. Il tutto grazie ad un ciclo di rigenerazione di sole 7 ore che restituisce un residuo solido secco stabile re-impiegabile anche come vera risorsa naturale (compost). Ciò consente anche di eliminare cattivi odori, percolati, proliferazione di germi e batteri e aree di stoccaggio refrigerate oltre a una drastica riduzione del numero di conferimenti in porto.


Di Ylenia Esther Yashar