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L'Associazione oltre i confini e il Coronavirus

AOIC, Associazione Oltre i Confini, è una onlus italiana nata nel 2014 che annovera numerosi progetti di volontariato e sviluppo nel suo programma, ne abbiamo parlato qui.

L’associazione si occupa di campi di volontariato, di sostegno scolastico, prevenzione sanitaria e microcredito ed opera per lo più in Africa.

Abbiamo incontrato una seconda volta Paula Victoria Yankillevich, presidentessa dell’associazione, che ci ha raccontato come hanno affrontato il lockdown e hanno trasformato le loro attività.


Come avete affrontato il lockdown?

La base di tutte le nostre attività è la collaborazione e lo scambio interpersonale, è stato difficile adeguarsi. Dopo la prima fase di blocco ad inizio 2020 ci siamo organizzati in modo da poter portare avanti tutte le attività nel miglior modo possibile. Abbiamo organizzato le nostre riunioni in videocall e abbiamo iniziato a pensare come avremmo potuto reinventarci per dare una mano sia in Italia che nei paesi in cui abbiamo i nostri progetti. In Africa il problema sanitario si è esteso alla sfera economica più che in Italia, le persone non potendo uscire di casa e fare i lavori quotidiani atti alla sopravvivenza hanno incontrato grandi difficoltà nel reperire i beni di prima necessità. Come noi, si sono dovuti reinventare iniziando a produrre mascherine, saponi o gel disinfettanti. Noi come associazione abbiamo lanciato in parallelo una raccolta fondi attraverso GoFundMe per pagare gli stipendi dei nostri insegnanti in Senegal e Togo e inviare risorse per l’acquisto di mascherine, disinfettanti e beni di prima necessità, che sono stati distribuiti dai nostri partner locali. Aiutare anche a livello economico era essenziale: abbiamo voluto farlo chiedendo a tutti i nostri amici e conoscenti di regalarci un’ora del loro tempo professionale attraverso meeting, conferenze e webinar per raccogliere fondi.

Gli argomenti sono stati vari, da corsi di cinema ad incontri sull’autostima, i professionisti che hanno partecipato hanno fornito un servizio per un corrispettivo di 10€ per partecipante destinati alla raccolta fondi; un’associazione di fotografi ci ha regalato 20 stampe di foto paesaggistiche da mettere all’asta.

In questo modo in Senegal siamo riusciti a pagare gli stipendi agli insegnanti delle scuole che sono rimasti a casa; in Togo abbiamo distribuito viveri, mascherine e disinfettanti alle famiglie e in Sierra Leone abbiamo inviato denaro per acquistare alimenti per i bambini ciechi delle nostre scuole.



In che modo i vostri progetti ne hanno risentito?

Tutti i nostri progetti sono stati molto intaccati dal lockdown. In Italia abbiamo dovuto accantonare tanti progetti per il 2020 come il teatro multiculturale che si è dovuto necessariamente interrompere; il corso di italiano per stranieri; svariate attività culturali come la promozione di libri, la conferenza programmata per la Civil Week di Milano o lo stand pianificato per la fiera Fa’ la Cosa Giusta alla quale abbiamo per il momento partecipato solo alla versione online.

In Africa ne ha risentito soprattutto il sostegno agli orfani del villaggio di Koveto in Togo a causa del blocco locale agli spostamenti tra regioni, che ha impedito ai nostri partner di spostarsi prima di maggio. In Senegal le nostre scuole sono state chiuse: i bambini non hanno potuto frequentare e i nostri insegnanti non hanno percepito il loro stipendio. In Sierra Leone lo Stato che sostiene economicamente la scuola-casa non ha potuto più farlo e i bambini che non sono potuti tornare a casa hanno dovuto con difficoltà affrontare la vita quotidiana. In Africa la situazione è ora migliorata, le scuole sono aperte da fine settembre 2020 con tutte le misure di contenimento della pandemia. Siamo riusciti a finanziare dei corsi di formazione e sicurezza agli insegnanti.


Quali attività alternative avete sviluppato?

Per l’Italia abbiamo pensato a delle attività che si potessero attuare e seguire da casa, come il Racconta Storie due volte al giorno, attraverso supporto video abbiamo raccontato una storia ai bambini collegati da diverse parti del mondo in modo tale che potessero interagire tra di loro. Al momento abbiamo una rubrica di favole e di ricette africane una volta alla settimana sui social. Un altro progetto è stato l’insegnamento dell’italiano a ragazzi rifugiati di una comunità con cui ci siamo messi in contatto. Questo progetto è stato particolarmente apprezzato, sta ancora andando avanti, molti volontari non hanno mai smesso di dare lezioni ed è ora un progetto allargato non solo a rifugiati ma anche a stranieri che hanno bisogno di aiuto con la lingua. I corsi di formazione volontari sono andati avanti grazie al supporto delle piattaforme digitali. Nell’estate 2020 non siamo riusciti a partire ma questo ha fatto sì che ci fosse una grande novità: abbiamo per la prima volta aperto un campo in Italia in collaborazione con la cooperativa K-Pax che si occupa di seconda accoglienza dei rifugiati. Siamo ancora in moto e stiamo pensando a nuove iniziative diverse per sostenerci ma allo stesso tempo dare un servizio.


Questi progetti vanno avanti e ci sono tanti altri progetti in cantiere per l’associazione che è sempre in cerca di volontari per i campi, vi consigliamo di leggere le testimonianze uniche di chi è partito e se interessati di contattare direttamente AOIC a campi@aoic.it per partecipare.


Di Chiara Limongelli