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Smart working, chi era costui? – ai tempi del Coronavirus

Alice: “No, non ho più ripreso quel corso di yoga. Mi servirebbe una giornata di 30 ore per fare tutto, ormai passo più tempo a rispondere a chat e videocall con colleghi e clienti che a lavorare davvero... alla faccia dello smart working!”

Dario: “Concordo: di smart c’è ben poco! Per ora è un lavoro da remoto, per nulla agile!

A: “Molti pensano che, siccome sei a casa, puoi lavorare per più ore, senza problemi o interruzioni. Aggiungiamoci anche il weekend a questo punto, tanto non ho niente da fare in questo isolamento!”

D: “Sì, non si considerano gli impegni domestici, o magari chi ha figli o genitori a carico... poi non basta avere un PC e una piattaforma, e automaticamente il lavoro diventa smart. C’è chi ha bisogno di software specifici che magari sul proprio laptop non ha, come fai senza?”

A: “Hai toccato un tasto dolente: tanti amici mi raccontano di non aver ricevuto alcuno strumento dall’azienda, neanche un portatile. E invece sono proprio i supporti tecnologici che abilitano il lavoro da remoto e lo rendono davvero smart! Al di là di periodi di crisi come questa.”

D: “Nessuno era pronto a fronteggiare questa situazione, ma chi si è mosso per tempo, iniziando in anticipo i lunghi processi di digitalizzazione, ora ne raccoglie ampiamente i frutti.”

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A: “Sì, molti non avevano neanche cominciato a digitalizzare, ma vedrai che ora ci sarà un cambio di rotta. Si capirà che tante cose si possono fare anche da remoto, che non c’è sempre bisogno di lavorare in presenza, né di pressare i dipendenti con cartellini e orari. La cultura del fare impresa non è al passo con i tempi! Dov'è la fiducia nei confronti dei collaboratori? Serve più flessibilità, iniziare a pensare al lato umano del lavoro, non solo a quello tecnico. La chiave è valutare il lavoro per obiettivi: se poi impieghi 5 ore, invece di 8, tanto meglio! Oggi si deve pur trovare tempo di coltivare passioni o competenze trasversali. E torna lo yoga...”

D: “Flessibilità, brava! Io, per esempio, sono molto più produttivo di pomeriggio e di sera, che di mattina, quindi l’azienda ci perde a farmi lavorare 4 ore la mattina e mai la sera. Nella comunicazione, tra l’altro, spesso non è necessario incontrare i colleghi e puoi programmare le uscite facilmente. Se lavoro di sera coi miei tempi e spazi, lavoro meglio, all’azienda arrivano risultati migliori e siamo tutti più sereni. Ovvio, non vale lo stesso per tutti i mestieri o ruoli, ma vale la regola per cui se il dipendente si sente ascoltato e valorizzato, l’azienda stessa diventa più produttiva e competitiva.”

A: “Il tuo caso è emblematico, ma anche il mio lavoro tradizionale, da ufficio, potrebbe essere facilmente gestito anche da un co-working vicino a casa, per poterci andare a piedi. Non si rendono conto del tempo che perdiamo per gli spostamenti. Non farmi pensare al traffico o alla metropolitana piena alle 8.15 del mattino! E se vogliamo dirla tutta, anche l’ambiente ringrazia.”

D: “Tra l’altro, se l’azienda tracciasse gli impatti che evita di produrre, ne avrebbe anche un ritorno di reputazione notevole! Questo è lavorare davvero smart!

A: “Infatti, è un tema di opportunità come sempre, Dario. Ecco, altra call, devo scappare. A presto, ciao!”


Di Ylenia Esther Yashar e Giacomo Cassinese


*** “Coronavirus e sostenibilità”: articolo n°3***