• Chiara Limongelli

Slow Design: cultura artigiana del “saper fare”

La moda conosce innumerevoli e repentini mutamenti che diventano spesso standardizzazioni non volute. In un contesto di rapido cambiamento, si stanno diffondendo presso l’opinione pubblica i principi e i valori legati al concetto di Slow Design italiano.


Il termine Slow Design intende evocare per l’arte artigiana quello che è lo Slow Food nella cucina, pensato a favore della biodiversità e in opposizione al dilagare della logica Fast Food e alla frenesia della vita moderna e dell’omologazione dei sapori.

Parallelamente, la definizione di Slow Design vuole focalizzare l’attenzione sul grande patrimonio culturale e distintivo della produzione italiana nel mondo degli artigiani, garanti di qualità e tradizioni secolari, proiettate però nella modernità. Slow Design non è semplicemente moda ma è la cultura del “saper fare” che punta all’eccellenza artigiana, ricchezza sempre più rara e trascurata a causa della concorrenza globale e dell’aumento dei grandi circuiti commerciali. Sotto lo strato superficiale di apparente uniformità, creato da marche globali, si nascondono numerose differenze culturali e identità di diversi Stati Nazionali. Attualmente si avverte più forte che mai il bisogno di affermare la propria diversità. Benché con la globalizzazione si riconosca l’esistenza di segmenti sovranazionali aventi bisogni comuni, il globale e il locale sono ancora dimensioni ben distinte che evidenziano la rilevante differenza tra nazionale e internazionale.

Lo Slow Design promuove la ri-unione tra il consumo e la produzione locale. Privilegia l'utilizzo di materie prime e manodopera locale; la lotta agli sprechi; il contenimento degli agenti inquinanti, in particolar modo della CO2, attraverso una pluralità di concetti da tener presente nell'esercizio della professione di designer di prodotto. Il designer dovrà avere un approccio più olistico alla professione, orientato non solo al tangibile oggetto finale, ma che tenga conto anche dell’impatto ambientale e sociale del prodotto durante il suo intero ciclo di vita.

I capisaldi su cui poggia lo Slow Design:

● Rivelare: alimenta la piena consapevolezza di un prodotto anche negli aspetti meno comuni;

● Espandere: posare la lente di ingrandimento su aspetti generalmente più trascurati del prodotto, uno zoom in per rendere noto ciò di cui è fatto il prodotto e zoom out per sapere da dove provengono i materiali;

● Riflettere: spingere il pubblico a ponderare i suoi acquisti e le sue azioni;

● Coinvolgere: indurre il fruitore a collaborare all'idealizzazione del prodotto attraverso la trasparenza delle informazioni;

● Partecipare: creare la possibilità per il consumatore di ripensare e riconfigurare il prodotto per utilizzarlo attivamente;

● Evolvere: potenzialità del prodotto di adattarsi ai mutamenti di spazio nel tempo.


Nel settore della moda è necessario, in particolare, disegnare e progettare capi che inducano comportamenti ecologici, durevoli e destinati a essere ereditati dalle future generazioni. Alcuni esempi di buone pratiche sostenibili sono: garantire la tracciabilità della materia prima utilizzata per poter verificare e controllare le emissioni inquinanti prodotte; privilegiare materia prima e manodopera locale per evitare l'inquinamento dovuto al trasporto favorire l’utilizzo di materiali "poveri" che richiedano pochi passaggi di lavorazione per essere finiti e, per questo spesso più economici.


Guidati dalla logica slow, artisti, designer e brand di oggi espongono le proprie lavorazioni, tra le eccellenze italiane Re-bello, CasaGIN, Dalaleo, Ecodream. I loro prodotti sono creazioni che hanno come punto di forza l’unicità di non cedere alla serialità, affiancata all’attenzione nella scelta dei materiali e contro la tentazione delle grandi quantità a discapito della qualità.


Di Chiara Limongelli


Fonti