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La solidarietà non resta a casa: l’esperienza di Co-Vida

Nel momento più difficile e complicato della pandemia di Coronavirus, che ha costretto il nostro Paese ad una quarantena forzata, abbiamo assistito ad un’ondata di solidarietà che ha coinvolto tutti, dai cittadini alle aziende. Tra le varie iniziative realizzate, ci ha particolarmente colpito l’esperienza di Co-Vida, un sito che raccoglie e cataloga le iniziative che le aziende, pubbliche e private, hanno deciso di offrire virtualmente ai cittadini e ad altre aziende durante l’emergenza sanitaria.


Abbiamo dunque deciso di intervistare la fondatrice del sito Paola Vinci, studentessa e lavoratrice part- time, per capire quali siano stati i motivi che l’hanno spinta a portare avanti un progetto così particolare e al tempo stesso ambizioso:


Immagine da: https://www.co-vida.com/en/co-vida/

Ciao Paola, piacere di conoscerti. Ci racconteresti come è nata l’idea di creare Co-Vida?

L’idea è nata perché stavo ricevendo su WhatsApp molti messaggi e link relativi ad iniziative solidali che durante i primi giorni di quarantena le aziende stavano promuovendo per i cittadini o per altre imprese. A meno che io non visualizzassi subito il link, per ritrovarlo dovevo passare in rassegna i meandri delle mie conversazioni e quindi mi ero messa alla ricerca di un sito che raccogliesse le iniziative rendendole a portata di “clic”, ma non avevo trovato niente del genere. Dunque, mi sono detta, perché non crearlo? Mi sono subito rivolta al mio amico Francesco Ambrosini, ingegnere, per chiedergli se volesse aiutarmi nello sviluppo e nell’implementazione di questa idea. Da qui, in sole 48 ore è nato Co-Vida. Infatti, non sapendo quanto sarebbe durata ancora la quarantena, la priorità era la tempistica: creare qualcosa di fruibile in poco tempo. In questo Francesco è stato fondamentale in quanto ha saputo sviluppare l’architettura del sito in brevissimo tempo, mentre io mi sono dedicata fin da subito alla ricerca delle iniziative solidali da inserire.


Il nome Co-Vida ha un particolare significato?

Cercavamo un nome che potesse rievocare da un lato il concetto di cooperazione sociale a cui tutti siamo stati chiamati a rispondere durante la quarantena, dall’altro un messaggio di gioia e positività, ingredienti essenziali per affrontare questo periodo cupo e difficile. Co-Vida nasce quindi dall’unione dei termini “cooperazione” e “vida”, richiamando allo stesso tempo anche la “movida”, che tanto ci manca e che vorremmo un po’ portare nelle case degli italiani. Infine, è incorporato anche l’acronimo Covid, la causa di questo momento difficile che potremo superare solamente rimanendo uniti e forti.


Quali sono stati i vostri primi passi? Avete ricevuto un supporto per la promozione del sito?

Al momento del lancio, avevamo inserito circa 200 iniziative già presenti sul web attingendo sia dal progetto Solidarietà Digitale avviato dal Governo sia dai siti dei musei che avevano promosso visite guidate virtuali. Inoltre, avevamo messo a disposizione sul sito un format che le aziende potevano compilare con il nome, il sito e una breve descrizione dell’iniziativa che volevano proporre. Nei primi giorni dopo il lancio non abbiamo ricevuto molte proposte, ma poi, in seguito alla pubblicazione di un articolo riguardante Co-Vida da parte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, abbiamo avuto l’opportunità di essere intervistati da Il Sole 24 Ore. Da qui, c’è stato un boom di visualizzazioni (abbiamo raggiunto le 40 mila in un giorno) e di richieste da parte delle aziende. La reattività e la quantità di risorse messe a disposizione dalle aziende stesse, anche piccole realtà private, mi hanno sorpresa e convinta della validità di Co-Vida, che oggi annovera circa 700 iniziative.


Avete definito dei “criteri di ammissione” per le iniziative?

Non abbiamo definito dei veri e propri criteri, ma abbiamo deciso di non ammettere iniziative volte esclusivamente a pubblicizzare prodotti o servizi, nonostante alcune prevedessero di devolvere parte del ricavato in opere di solidarietà. Questo perché abbiamo concepito Co-Vida come un’iniziativa solidale, che non genera incassi, e quindi coinvolgere la promozione di prodotti e servizi avrebbe potuto complicarne la gestione. Un discorso a parte va fatto per le raccolte fondi: in un primo momento le avevamo escluse, in seguito abbiamo deciso di inserire solo quelle organizzate a livello locale volte, ad esempio, a raccogliere beni di prima necessità con il supporto di parrocchie o amici.


In quali ostacoli, se ce ne sono stati, vi siete imbattuti nella creazione del sito?

Fortunatamente, quando si tratta di iniziative solidali, è difficile incappare in ostacoli perché mancano conflitti di interesse di fondo. L’unico “ostacolo”, se così può definirsi, è stato lo scoramento che abbiamo avvertito nella prima settimana quando le visualizzazioni del sito non corrispondevano al grande impegno che stavamo impiegando. In realtà, subito dopo l’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, abbiamo iniziato a ricevere tantissimi messaggi di solidarietà, stima e sostegno, anche solo di ringraziamento per quanto stavamo facendo, e questo ovviamente ci ha motivati e spronati a fare ancora meglio.


Quali sono finora le iniziative più cliccate sul sito di Co-Vida?

Le iniziative che hanno riscontrato una maggiore partecipazione sono state quelle legate alla cultura, come l’offerta di e-book e film gratuiti o le visite virtuali di musei e gallerie d’arte di tutto il mondo (tra l’altro, alcune di altissima qualità). Molto seguite sono state anche le iniziative relative alla formazione individuale, sia per i più grandi sia per i più piccoli. Questi ultimi, infatti, sono stati protagonisti di tutta una serie di iniziative di intrattenimento, come giochi, audiolibri letti da famosi attori, nonché favole e video per spiegare loro il Coronavirus e quanto sta succedendo senza spaventarli.


Quale ritieni possa essere il futuro di Co-Vida dopo la fine della quarantena?

In realtà ci siamo già confrontati spesso su questo punto, dato che comunque abbiamo acquistato il dominio per un anno. Siamo un po’ combattuti a riguardo, non avendo ancora avuto un’idea che ci entusiasmi particolarmente.


Sulla base della tua esperienza e di quanto stiamo tutti sperimentando, che impatti pensi potrà avere la tecnologia nelle nostre vite?

A mio parere, la chiusura delle scuole, degli uffici e il ricorso allo smart working indotti dalla pandemia hanno fatto aprire gli occhi e reso tutti più fiduciosi circa il notevole contributo che la tecnologia può apportare alle nostre vite. Affrontare questa situazione senza l’ausilio della tecnologia sarebbe stato molto più difficile, anche dal punto di vista delle relazioni. Tutti, infatti, ne hanno fatto ricorso, dai bambini ai nonni, e posso dire di essere stata piacevolmente colpita che molti adulti mi abbiano contattata per chiedermi suggerimenti su come poter svolgere corsi di formazione online. Si dice che ogni crisi abbia dei lati positivi: aver scoperto il vero potenziale della tecnologia è uno di questi.


Di Leonardo Baratta e Francesca Caimi


***Contenuto inedito ebook "Covid-19: diario di una quarantena"***


Fonti