La ristorazione collettiva come infrastruttura sociale: l'impegno di CIRFOOD per generare valore per la comunità costruendo fiducia
Intervista a Maria Elena Manzini, CSR Manager CIRFOOD
Maria Elena, il Salone della CSR e dell'innovazione sociale è sempre luogo di confronto e utile scambio fra professionisti e appassionati di sostenibilità, cosa è emerso dal confronto del panel "Costruire e comunicare fiducia” a cui hai partecipato come speaker? Come si costruisce la fiducia in un settore che serve anche persone fragili e dove il consumatore finale spesso non coincide con il committente?
Il tema centrale è la coerenza tra ciò che un’organizzazione dichiara e ciò che le persone sperimentano. La comunicazione contribuisce a costruire fiducia quando rende comprensibili le scelte e le loro ragioni, riconoscendo anche difficoltà e limiti.
Nella ristorazione collettiva questa responsabilità è particolarmente forte: entriamo ogni giorno nella vita di bambini, persone anziane, degenti e lavoratori, che spesso non hanno scelto direttamente il servizio. Dobbiamo quindi ascoltare sia il committente sia chi consuma il pasto, perché esigenze organizzative e bisogni individuali non sempre coincidono. La fiducia si costruisce nella qualità e nella sicurezza del servizio, nella cura delle relazioni e nella capacità di affrontare le criticità. Nel 2025 CIRFOOD ha effettuato oltre 22 mila analisi di autocontrollo, con una conformità vicina al 98%: un esempio del rigore che deve accompagnare il nostro lavoro quotidiano.

Come affronta CIRFOOD la sfida di comunicare la sostenibilità in modo credibile, evitando il rischio di greenwashing e rendendo gli impegni verificabili e comprensibili?
La sfida è tenere insieme rigore e comprensibilità. Per essere credibili dobbiamo poter dimostrare le nostre affermazioni con dati e fatti verificabili e, allo stesso tempo, renderli accessibili a persone con esigenze e conoscenze diverse. Non tutti leggono un Bilancio di sostenibilità o interpretano uno standard tecnico: è nostro compito spiegare che cosa significano gli impegni dell’impresa e come si traducono nel servizio quotidiano.
Il Bilancio di sostenibilità è uno degli strumenti con cui rendicontiamo questo percorso. La comunicazione deve però mantenere la stessa precisione anche fuori dal report, distinguendo gli obiettivi dai risultati raggiunti e chiarendo a quali attività si riferiscono i dati. Questo richiede un confronto continuo con chi gestisce i servizi, con la filiera e con gli stakeholder, per mantenere allineati ciò che raccontiamo e ciò che le persone sperimentano.
Credo che evitare il greenwashing significhi anche riconoscere le difficoltà e gli ambiti in cui dobbiamo ancora migliorare. La fiducia si rafforza quando rendiamo conto delle nostre scelte con trasparenza e ci assumiamo la responsabilità dei risultati.
Quali attività e progetti portate avanti a beneficio dei dipendenti e collaboratori a livello di formazione e benessere interno?
Le persone sono il nostro vantaggio competitivo e sono per noi decisive per la qualità del servizio e per la relazione con utenti e clienti. Per questo investiamo in un approccio integrato che mette insieme formazione, welfare, sistemi di valutazione e remunerazione equa, con l'obiettivo di promuovere la crescita professionale, il benessere quotidiano e l'inclusione all'interno dell'impresa.
Nel 2025, ad esempio, abbiamo erogato oltre 133 mila ore di formazione, attraverso percorsi dedicati alle competenze tecniche, alla sicurezza, alla gestione dei gruppi di lavoro e ai temi etici e di sostenibilità. Affianchiamo ai corsi l’apprendimento sul campo, valorizzando lo scambio di conoscenze tra colleghi.
Sul fronte del benessere, il piano welfare NOIxNOI interviene su conciliazione vita-lavoro, salute, sostegno al reddito e servizi. Nel 2025 abbiamo investito oltre 2,3 milioni di euro in welfare. Inoltre dall’avvio del piano, nel 2024, è attivo uno Sportello Sociale che offre inoltre ascolto e consulenza gratuita per aiutare le persone a conoscere e utilizzare le opportunità disponibili, e non solo quelle proposte da CIRFOOD, ma anche quelle di carattere legislativo e contrattuali, perché per noi il welfare deve essere integrativo e non sostitutivo Per orientare l’evoluzione del piano, abbiamo raccolto attraverso due indagini interne bisogni e aspettative: vogliamo che il welfare risponda alle esigenze effettive delle persone.

Avete qualche iniziativa specifica rivolta ai giovani?
Lavoriamo su due fronti: offrire ai giovani e alle giovani occasioni per conoscere le professioni della ristorazione e accompagnare i più piccoli nella costruzione di abitudini alimentari consapevoli.
Collaboriamo a stretto contatto con istituti alberghieri e tecnici, università ed enti di formazione per offrire esperienze scuola-lavoro e tirocini per far conoscere da vicino il nostro settore e le sue opportunità. Nel 2025 è stato avviato anche Future Ho.re.ca, un progetto realizzato insieme ad altre imprese del settore per favorire l’incontro con studenti degli istituti alberghieri e raccontare da vicino le professioni della ristorazione. Un percorso che proseguirà anche nel 2027, per continuare a creare occasioni di confronto e avvicinare le nuove generazioni alle opportunità professionali del settore.
Per i più piccoli, la ristorazione scolastica svolge una funzione sociale essenziale: garantisce l’accesso a un pasto sano ed equilibrato, favorisce la socialità e accompagna la costruzione di abitudini alimentari consapevoli. Il momento del pasto permette di conoscere nuovi alimenti, condividere esperienze e imparare il valore del cibo. A questo affianchiamo laboratori e strumenti digitali dedicati alla sana alimentazione e alla prevenzione dello spreco, coinvolgendo anche le famiglie.
Infine, uno sguardo alla società e al ruolo della ristorazione collettiva come infrastruttura sociale capace di generare valore per comunità, territori e stakeholder. Cosa fate e cosa farete in futuro per contribuire sempre di più in questo senso?
La ristorazione collettiva è un’infrastruttura sociale perché sostiene ogni giorno servizi essenziali come la scuola, il lavoro e la cura, garantendo un’alimentazione adeguata a persone con bisogni diversi, anche in condizioni di fragilità. A renderlo possibile è una rete di competenze, persone e filiere radicata nei territori: rafforzare questa rete significa migliorare il servizio e il contributo che può offrire alla comunità.
È in questa prospettiva che investiamo nella qualità e nella sicurezza dei pasti, nella formazione delle nostre persone e nella collaborazione con le realtà locali. Le relazioni costruite sul territorio permettono di estendere il beneficio del nostro lavoro: attraverso gli accordi con gli enti del Terzo Settore, ad esempio, recuperiamo le eccedenze per sostenere le famiglie in difficoltà. Nel 2025, nell’ambito della nostra collaborazione con Regusto, abbiamo donato 14.655 chilogrammi di alimenti, equivalenti a oltre 29 mila pasti, collegando la prevenzione dello spreco a un bisogno sociale concreto.
Perché questa infrastruttura continui a rispondere alle esigenze delle comunità, deve evolvere insieme a loro. Per questo vogliamo rafforzare il legame tra ascolto, ricerca e progettazione dei servizi, anche attraverso il CIRFOOD DISTRICT. Il confronto con esperti, clienti e istituzioni ci permette di mettere insieme conoscenze scientifiche ed esperienza quotidiana, per sviluppare soluzioni capaci di accompagnare i cambiamenti demografici, sociali e ambientali, mantenendo al centro qualità e accessibilità dell’alimentazione.
A cura della redazione
Riferimenti: intervista a Maria Elena Manzini




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