L’era del Digital Product Passport: come i prodotti si stanno trasformando da muti a intelligenti - per una maggiore trasparenza e cultura di ciò che compriamo
- CSRnative
- 15 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Per anni abbiamo comprato i vestiti guardando quello che avevamo davanti: la forma, il colore, il prezzo, il marchio sull’etichetta. Del resto si sapeva poco.
Non era chiaro da dove arrivasse davvero un capo, chi lo avesse fatto, quali materiali contenesse o quali passaggi avesse attraversato prima di arrivare in negozio o a casa nostra. Quelle informazioni c’erano, ma erano sparse tra fornitori, documenti e sistemi diversi, difficili da mettere insieme e ancora di più da capire. Oggi quella storia può finalmente emergere.
Con il Digital Product Passport, un prodotto non è più solo qualcosa che si compra e si usa. Diventa qualcosa che può raccontarsi, un punto di accesso a dati che prima erano dispersi tra sistemi e attori diversi: origine, materiali, lavorazioni, certificazioni, impatti, percorso.
Ma il cambiamento non riguarda solo la quantità di informazioni disponibili.
Il prodotto smette di essere muto. Diventa un’interfaccia. Un punto di connessione tra brand e cliente, anche dopo l’acquisto.
La relazione non si chiude più alla cassa. Può continuare nel tempo, aggiornarsi, arricchirsi. Un capo non è più un oggetto statico, ma qualcosa che accompagna, informa e crea connessioni: tra chi produce e chi acquista, tra il brand e la sua filiera, tra il presente del prodotto e tutto ciò che lo ha generato.
Dati, non storytelling
Dietro questa trasformazione non c’è solo un codice da scansire. C’è un lavoro strutturato sui dati: raccoglierli, organizzarli, collegarli ai sistemi aziendali e renderli affidabili. In altre parole, fare in modo che quella storia sia verificabile, leggibile e utilizzabile.
Ed è proprio su questo tipo di problemi che oggi si concentra il lavoro di Iris Skrami, imprenditrice e co-founder di Renoon, dopo aver lavorato su progetti di innovazione digitale in aziende come NIKE, Luxottica e PVH. In contesti complessi, dove i dati di prodotto esistono già ma sono distribuiti tra sistemi, fornitori e funzioni diverse, il vero ostacolo non è la mancanza di informazioni, ma la loro frammentazione.
È qui che il Digital Product Passport passa da concetto a infrastruttura operativa.
Dal contesto normativo alla realtà operativa
Questo scenario non è solo una direzione di mercato, ma una necessità regolatoria.
Con l’entrata in vigore dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) nel 2024, il Digital Product Passport diventa uno strumento richiesto per rendere le informazioni di prodotto accessibili, strutturate e verificabili lungo tutto il ciclo di vita.
I primi requisiti applicativi per settori come tessile e abbigliamento sono attesi a partire dal 2027. Questo implica che le aziende debbano iniziare già oggi a lavorare su dati, sistemi e processi.
Dalla frammentazione al sistema
È su questo terreno che opera Renoon: trasformare dati di prodotto dispersi in sistemi che le aziende possano usare davvero e che le persone possano comprendere.
L’obiettivo non è solo rispondere a un requisito normativo, ma costruire un layer operativo che permetta di gestire il dato di prodotto in modo continuo, connesso e verificabile.
Questo significa lavorare su:
● raccolta e strutturazione dei dati lungo la supply chain
● integrazione con sistemi aziendali esistenti
● attivazione del dato sul prodotto tramite interfacce digitali e QR code
● utilizzo del DPP come punto di connessione con il cliente
DPP come infrastruttura del prodotto
I progetti sviluppati mostrano come questo approccio si traduca in applicazioni concrete.
Nel caso di Dondup, il Digital Product Passport viene applicato a una delle filiere più complesse della moda, quella del denim, rendendo visibili passaggi normalmente opachi e offrendo un livello di trasparenza più accessibile anche per il consumatore. Allo stesso tempo, il prodotto diventa un punto di contatto diretto con il cliente, abilitando nuove forme di relazione, personalizzazione ed engagement nel tempo.
Tra i progetti più significativi c’è anche quello sviluppato con GANNI, insieme a EUSPA, che integra dati satellitari Copernicus per osservare biodiversità e dinamiche ambientali lungo la supply chain.
Alla Copenhagen Fashion Week, emerge chiaramente come il Digital Product Passport stia evolvendo oltre la compliance: non più solo un requisito, ma una nuova infrastruttura del prodotto. Per molto tempo i prodotti sono rimasti in silenzio.
Ora, finalmente, hanno iniziato a raccontare chi sono.
A cura della redazione
Riferimenti:
Sito web Renoon: https://www.renoon.com/
Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR)




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