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Coronavirus: Cogliere l’attimo per una finanza più responsabile

La pandemia causata dal Covid-19 ha acceso i riflettori sull’acronimo ESG nei mercati finanziari, accrescendo inoltre l’importanza della dimensione Social degli investimenti.




I primi tre mesi del 2020 sono stati caratterizzati da forti turbolenze sui mercati borsistici di tutto il mondo; turbolenze che si sono attenuate nel secondo trimestre a seguito dell’adozione di misure di contrasto alla crisi.


Nonostante questo contesto, si sono distinti per la raccolta di nuovi investimenti i fondi ESG: secondo i dati di Assogestioni, i 292 fondi aperti sostenibili e responsabili in Italia hanno raccolto 6,4 miliardi di euro nel primo semestre 2020, per un patrimonio promosso di 41,5 miliardi di euro, a fronte di una raccolta netta complessiva negativa di 736 milioni di euro. Secondo stime Morningstar, inoltre, la raccolta netta globale per i fondi ESG è cresciuta del 72% nel secondo trimestre ed è stata di 71,1 miliardi di dollari, di cui l’Europa detiene una quota dell’86,4%, seguita degli Stati Uniti con il 14,6%.


Le ragioni di questo maggiore interesse degli investitori verso i prodotti ESG risiedono non solo in una minore esposizione dei fondi ESG a settori più colpiti dalla crisi (a favore di settori quali Healthcare e Technology), ma anche nell’orizzonte temporale di lungo periodo che li caratterizza. A ciò si aggiunge una componente “emotiva”: gli investitori mantengono i loro investimenti ESG in quanto traggono un’utilità positiva dal semplice atto di investire responsabilmente, che può compensare gli effetti negativi associati alla performance negativa. Inoltre, una recente ricerca condotta da quattro docenti universitari, membri dell’ESG International Research Group, ha dimostrato come i fondi ESG proteggano maggiormente l’investitore in caso di rischio sistemico, limitando l’effetto contagio all’aumentare del livello di allineamento del fondo agli standard ESG.


Se da un lato cresce l’interesse dei risparmiatori verso i prodotti ESG, dall’altro cresce anche l’offerta di fondi ed Etf sostenibili: Morningstar ha stimato a livello globale 133 nuovi prodotti nel primo semestre e 125 nel secondo trimestre (di cui 107 europei), per un totale di 3.432 fondi ed Etf sostenibili (di cui 2.703 europei).


Un’altra questione messa in luce dalla pandemia è la crescente importanza della dimensione “S” in ESG: gli investitori dovranno capire come le aziende affrontano le considerazioni sociali quali la salute e la sicurezza dei lavoratori, la tutela dei diritti umani, l’impegno verso la comunità, non solo nell’immediato, ma soprattutto nel core business a lungo termine. S&P ha osservato che, tra aprile e maggio 2020, il 98% delle quasi 1.200 azioni di rating ESG corporate è stato innescato dalla pandemia. Nel periodo 2015-2017, i fattori sociali avevano determinato solo il 18% dei cambiamenti in questi rating. Inoltre, si è assistito a un aumento delle emissioni di bond, da parte di imprese e istituzioni, volti a reperire capitali sul mercato per finanziare progetti sociali e affrontare l’emergenza: si tratta non solo di Social Bond e Sustainability Bond, emessi in linea con i rispettivi Principi dell’ICMA, ma anche di “response bond” o “covid bond” o bond senza una label specifica.

A fronte di un aumento rispetto al 2019 delle emissioni di Social e Sustainability Bond, le emissioni di Green Bond sono calate. Tuttavia, l’espansione del mercato di queste obbligazioni green o sostenibili è stata riconosciuta dalla BCE, che ha deciso di considerare eleggibili come collaterale per le operazioni di credito dell’Eurosistema e come asset acquistabili nei programmi APP e PEPP, a partire da gennaio 2021, i bond con una cedola legata a un target di performance ambientale.


La crisi sanitaria ha dunque rafforzato la domanda e la necessità di una finanza più responsabile, che guardi alla creazione di valore sociale nel lungo periodo per tutti gli stakeholder.

Di Francesca Caimi


Bibliografia