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Una ripresa trasformativa, una sfida concreta per la sostenibilità

Al fatidico 2030 manca ancora un decennio, ma per rispettare davvero l’impegno preso con la sottoscrizione dell’Agenda Onu, è necessario fare una precisa scelta di campo. Il 2020 rappresenta, a causa della pandemia e della successiva crisi, una forte discontinuità che minaccia non solo gli equilibri economici globali ma anche il percorso intrapreso verso uno sviluppo sostenibile. I numeri del FMI[1] sono chiari, le ultime previsioni evidenziano, su base annua, un calo del PIL pari al -12,8% per l’Italia mentre, a livello globale, si registra il -4.9%.


Serve progettualità e costanza, è fondamentale valorizzare quanto fatto sin qui in termini di investimenti sostenibili migliorando i risultati già raggiunti. La sfida è grande e bisogna prepararsi al meglio, urge tracciare una linea retta che da qui ai prossimi dieci anni possa tramutare la zavorra di questa emergenza in un volano per la crescita. Ripartire nel mondo post-covid è l’occasione per guardarci allo specchio e ripensare, come comunità, un cambio di paradigma. Il covid-19 ha minato le nostre certezze e ci ha aperto gli occhi sulla precarietà sulla quale si poggia tanto il nostro modello economico quanto quello sociale. Non è più tempo di procrastinare le scelte, il tempo delle decisioni è adesso. Dobbiamo evitare che la volontà di risolvere le conseguenze economiche e sociali della pandemia riporti in auge vecchi modelli di sviluppo facendo retrocedere le tematiche di tipo ambientale e sociale. Il report dell’IPSOS[2] fa ben sperare in ottica futura, due terzi dei cittadini intervistati concordano sul fatto che il cambiamento climatico sia una crisi tanto grave quanto quella legata al Coronavirus. Numeri importanti, che devono invogliare il decisore pubblico a proporre delle ricette per la ripresa attente al tema della sostenibilità. Le risorse che giungeranno dall’Europa, per quanto ancora piene di incertezze sui tempi e sui modi[3], dovranno essere incanalate in un progetto che contempli anche le tematiche a noi care, quelle degli SDGs.


Ciò che dobbiamo costruire, come Paese e al contempo come cittadini, è una ripresa trasformativa all’insegna della resilienza e della sostenibilità, attenta all’ambiente tanto quanto alle problematiche sociali che la recessione globale porterà inevitabilmente con sé. Servono interventi a tutto tondo, degli investimenti di natura pubblica ispirati agli stessi criteri ESG che stanno ispirando l’agire di numerosi attori della finanza e non solo, lasciando alle spalle quelle logiche di breve periodo che spesso e volentieri distraggono risorse ed energie da progetti di ben più ampio respiro.


Di Miro Scariot


Fonti [1]Previsioni economiche FMI Giugno 2020https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2020/06/24/WEOUpdateJune2020 [2] IPSOS “R How does the world view climate change and Covid-19?” https://www.ipsos.com/sites/default/files/ct/news/documents/2020-04/earth-day-2020-ipsos.pdf [3] “Recovery Fund, spendere in fretta. Ecco la mossa per incalzare l’Italia“ di Antonio Pollio Salimbeni su “Il Messaggero” del 24 giugno 2020