Sharing Economy: la condivisione che aiuta l'Economia Circolare

La circular economy è il paradigma economico del futuro, concetto che racchiude in sé molti modelli di business, tra questi la sharing economy.

I modelli collaborativi e di condivisione sono una delle chiavi per le attività a ciclo chiuso e possono aiutare l’economia circolare includendo la valorizzazione degli assets sottoutilizzati.

Un trapano viene utilizzato circa 13 minuti l’anno ma è progettato per funzionare 500 ore; un’automobile viene mediamente impiegata per poche ore al giorno e resta ferma per il 95% del suo ciclo di vita. Sono dati che trovano riscontro in molti altri beni di consumo sostanzialmente sottoutilizzati, ecco perché si è diffuso il modello piattaforma digitale di condivisione. Condividendo una stanza del proprio appartamento, un'auto, una bicicletta, il servizio di una babysitter con una vicina, i libri scolastici o addirittura la spesa è possibile tagliare molti costi in termini di tempo e denaro.




Maggiore consapevolezza è cresciuta nei consumer che, trasformati in prosumer, si sono diretti verso nuovi valori, consci che le risorse a disposizione sono limitate e che gli attuali modelli di produzione e consumo lineari non sono sostenibili nel lungo periodo. Guardando il fenomeno da una prospettiva macroeconomica, il modello che caratterizza l’economia della Funzione d’Uso diventa possibile quando viene venduto non un semplice prodotto, ma la funzione e soluzione al problema che questo offre. Ciò che ci serve è il foro, non il trapano. La condivisione si focalizza sul concetto di orientamento al servizio e l’attenzione viene traslata dalla proprietà di un bene all’utilizzo di esso. I produttori di conseguenza cercherebbero di mantenere il valore di utilizzo più alto possibile nel lungo periodo, consumando meno risorse e generando ricavi sostenibili.

Il fil rouge che lega circular economy e sharing economy è il concetto di innovazione che favorisce la riduzione dei consumi tramite il riuso, lo zero waste e il pieno utilizzo di risorse, servizi e beni. Questa visione produce un cambiamento nel modo di pensare e di vivere poiché oggigiorno conservare risorse e beni, sostituire la produzione e il possesso di essi con la condivisione di ciò che già abbiamo, significa sovvertire l‘ordine che si è fossilizzato nella spensieratezza dell’iperconsumismo.

I due fenomeni innescano un meccanismo virtuoso di diminuzione dei consumi e dei danni ambientali basato sulla crescente rilevanza del valore d’uso, che permetterebbe di produrre lo stesso quantitativo di prodotti utilizzando meno risorse e generando meno rifiuti. L’ambiente e la nostra salute sono strettamente connessi, per preservarli occorre ridurre la quantità di materiali estratti e cambiare il modo con cui produciamo e consumiamo. Dare a beni e materiali una forma circolare è possibile anche mobilitando e liberando risorse sottoutilizzate o, addirittura inutilizzate.

Adeguare tutti i settori produttivi ai paradigmi circolari migliorerebbe il rapporto tra fattori chiave: aumento della crescita economica e del fatturato aziendale da un lato, diminuzione del consumo di risorse dell’altro.


di Chiara Limongelli


Fonti

- W.R. STAHEL, The Performance Economy, Palgrave Macmillan, London, 2006.

- BOTSMAN R. e ROGERS R., What’s mine is yours: How Collaborative Consumption is Changing the Way We Live, HarperCollins Business, 2011.