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Quando la natura decide di ribellarsi

“La Rivolta della Natura” (Liotta, Clementi) prova a correlare i cambiamenti climatici al rischio pandemico e…


La pandemia da COVID-19 si può associare all’inquinamento e ai rischi da cambiamenti climatici? Questo è l’interrogativo che ha spinto gli autori de “La Rivolta della Natura” (La Nave di Teseo Ed.) a mettere insieme, con gli studi dell’European Institute on Economics and the Environment, le competenze in ambito scientifico di Massimo Clementi, Direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia all’Ospedale San Raffaele di Milano e di Eliana Liotta, giornalista e comunicatrice scientifica, Premio per la comunicazione della sostenibilità ambientale 2019.

La pubblicazione segue un dialogo tra gli autori da un capitolo all’altro, dando vita a una fluente narrazione che fa rivivere il periodo del lockdown per la pandemia e le valutazioni ponderate durante l’emergenza. Il collante è il legame tra salute dell’uomo e salute del pianeta, ma al centro non vi è altro che la ricerca della conoscenza.

Si stima che oggi sia noto appena lo 0,1 per cento dei virus esistenti

Clementi, che ha isolato il COVID-19 al San Raffaele, ci ricorda come siano molteplici i coronavirus diffusi tra il bestiame d’allevamento e trasmessi poi all’uomo, la maggioranza dei quali innocui, tali da provocare al massimo un raffreddore, fino ai betacoronavirus (come SARS e COVID-19) che possono mettere in serio pericolo la nostra salute. Ciò che spaventa è la non conoscenza di questi ultimi, i quali possono adattarsi all’ambiente in cui vivono e replicarsi con grande facilità. La mutazione permette loro di adeguarsi anche di fronte a variazioni di temperature. La plasticità di questi virus è una sfida per i medici, il salto di specie può essere multiplo, imprevedibile, ma spesso associabile ad habitat degradati. Allevamenti non sostenibili, mercati affollati con pessime condizioni igieniche, ambienti depauperati dalle attività dell’uomo con il conseguente innalzamento delle temperature per le emissioni di CO2, fanno propendere ad un crescente livello di esposizione al rischio pandemico.

Tra gli innumerevoli esempi presentati che legano cambiamenti climatici e diffusione di virus, spiccano i temi dell’Artico e le zanzare. Il riscaldamento globale causa lo scioglimento dei ghiacci nella zona artica e virus sepolti da milioni di anni (identificati da un ventennio) potrebbero risvegliarsi e arrivare all’uomo in presenza di una possibile industrializzazione dell’area, dato il degrado del permafrost che renderà più accessibili le riserve di combustibili fossili nel sottosuolo.


Weighted risk analysis of climate change impacts on infectious disease risks in Europe;

Anche le zanzare sono nel mirino dell’OMS per il rischio di propagazione. Alle precipitazioni elevate è collegata ad esempio la febbre della Rift Valley, un’infezione virale acuta. Ogni anno si spostano in altri continenti virus provenienti da aree più calde. Elisabeth Lindgren ha studiato la trasmissione di malattie tropicali in Europa. Giornate più calde, stili di vita, viaggi e commercio globale rendono l’Europa come un punto caldo, per le malattie infettive e riemergenti.

La capacità di adattamento dei virus, la pressione esercitata sull’ambiente e la globalizzazione sembrano tra i principali fattori ad aver influito sulla diffusione del COVID-19: il dibattito è aperto, ma inquinamento e cambiamenti climatici sono senza dubbio, tra le peggiori minacce per la nostra salute.


Di Francesco Toffoletto

Bibliografia

  • Liotta E., Clementi M., “La Rivolta della Natura”, La Nave di Teseo, 2020.

  • Lindgren E., Andersson Y., Suk J., Sudre B., Semenza J.C., Monitoring EU Emerging Infectious Disease Risk Due to Climate Change, 2012.