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La città, il baratto e l’economia circolare: la sostenibilità a costo zero

Lo scorso marzo a Milano si è tenuta la Milano Digital Week, una settimana all’insegna di round table, laboratori, conferenze, eventi sparsi per tutta la città, in cui l’argomento protagonista è stato ovviamente il digital, ma non solo.

Un esempio ne è stata la round table “La città, il baratto e l’economia circolare: sostenibilità a costo zero”, dove la vera protagonista è stata la “condivisione”, un aspetto sempre più importante nella vita di cittadini e consumatori.

Beatrice Ferri, di Unconvetional Project e co-organizzatrice dell’evento, ha svolto il ruolo di moderatrice tra i vari interventi dei relatori. Erano presenti: Serena Luglio, founder di Swapush e co-organizzatrice dell’evento; Ferdinando Pagliaro di Cuki; i rappresentanti di due Social District di Milano: Michaela Molinari founder di Benedetto Marcello e Eugenia Chiara di Nolo; Tommaso Chiarella, assessore alle politiche ambientali del comune di Cassina de’ Pecchi; Lorena Di Stasi della community Social Gnock, una rete che permette di mettere in contatto le donne di tutta Italia che lavorano nel digital per lo scambio di idee e consigli, Giovanni Del Cin, architetto e designer che utilizza materiali di scarto per la creazione di bellissime lampade di design.

Ognuno ha “condiviso” la propria esperienza.

Per primo, Ferdinando Pagliaro di Cuki ha descritto l’impegno a livello di marketing di trasformare la famosa “doggy bag” in quella che è stata rinominata “Safe bag”. Ovviamente il prodotto è lo stesso, cambia il suo utilizzo rivolto non più ai soli animali, ma alle persone. “Zero sprechi” è da sempre e continua ad essere la linea guida di Cuki.

Serena di Swapush ha presentato la sua start up, idea nata da vari swap tra amiche diventati troppo difficili da gestire in casa e dalla necessità di trasformare questi incontri in qualcosa di più strutturato. Serena, oltre ad organizzare mensilmente Swap Party, ha sviluppato una app per facilitare gli scambi di oggetti e integrare gli scambi fisici con quelli sulla piattaforma. Per semplificare i vari swap viene utilizzata una moneta virtuale, la pillola, con cui viene attribuito un valore agli oggetti.



Una parte dell’app Swapush è stata modificata ad hoc per essere la piattaforma online de “La Casa del Riuso” di Cassina de’ Pecchi, un progetto di cui l’assessore Tommaso Chiarella va particolarmente fiero. Il comune ha infatti trasformato la casa dei vecchi custodi dell’isola ecologica di Cassina de’ Pecchi, ormai abbandonata da anni, in un punto di incontro e scambio per i cittadini. Qui è possibile lasciare e prendere oggetti non più utilizzati come mobili, utensili, elettrodomestici o capi di abbigliamento, anziché gettarli, il tutto regolato dalla moneta virtuale di Swapush.

A questo argomento si sono collegati gli interventi delle due rappresentanti della Social Street di Benedetto-Marcello e del Social District Nolo: entrambe organizzano infatti Swap Party nei loro quartieri con lo scopo di riappropriarsi di zone occupate da tempo da microcriminalità, oltre ad essere un momento di incontro e di ricreazione tra vicini.

Un punto in comune tra Serena di Swapush e Michaela ed Eugenia delle Social Districts è la componente solidarietà: tutte le rimanenze di questi eventi vengono donati in beneficienza.

Dai vari interventi è emerso che il numero di persone che partecipa a queste iniziative non è ancora elevato ma in costante crescita, se pur lenta. Chi si approccia per la prima volta a questo nuova tipologia di “acquisto” rimane entusiasta e conquistata, nonostante i dubbi iniziali.

In questo caso, la condivisione non si ferma solo al fatto di possedere un “nuovo” oggetto e al risparmio che ne deriva.

Spiccano l’etica alla base dello scambio, una sorta di rifiuto del consumismo a cui eravamo abituati fino a qualche anno fa; la voglia di trasformare un momento di “acquisti e shopping” in qualcosa di divertente, un momento di incontro; inoltre, le persone che decidono di liberarsi di ciò che non usano, lo fanno ancora più volentieri quando scoprono che quello stesso oggetto ha acquisito una nuova vita nelle mani di altri.

Stiamo quindi tornando al buon vecchio baratto? Pensandoci del resto è la forma primordiale di economia ed in molti attribuiscono all’invenzione della moneta l’inizio dei problemi.

Il baratto e la condivisione sono quindi la risposta dei consumatori alla crisi economica? Possono davvero diventare un fenomeno di massa? E come le imprese adatteranno i loro business a questi nuovi tipi di consumatori? Il tempo, forse neanche a lungo termine, ci darà la risposta.


Di Ambra Cavedini