• Chiara Limongelli

Rapporto sull'economia circolare in Italia - 2020

Il 19 Marzo 2020 si è tenuta la seconda conferenza nazionale di economia circolare in cui è stato presentato il Rapporto sull’Economia Circolare in Italia di CEN in collaborazione con ENEA. Edo Ronchi e Roberto Morabito, moderati da Antonio Cianciullo, hanno presentato l’Italia e la sua posizione nell’Economia Circolare Europea. “Siamo nel bel mezzo della tempesta e quando la nave imbarca acqua bisogna azionare le pompe di emergenza ma anche stare attenti alla rotta.” Con questa metafora Edo Ronchi ha sottolineato quanto sia importante per l’Italia non perdere di vista l’orizzonte dell’economia circolare nonostante l’attuale situazione di emergenza. La popolazione mondiale dal 1970 al 2017 è raddoppiata da 3,7 a 7,5 miliardi, ma il consumo mondiale di materiali è quadruplicato, passando da 26,6 a 109 miliardi di tonnellate all’anno e Ronchi rimarca la necessità di allontanarsi dal presente modello ad alto impatto, aumentando l’indice UCM%.



Il focus è la bioeconomia, che deve essere circolare, bio-rigenerativa e impiegare le bio-risorse compatibilmente alla rinnovabilità del capitale naturale. Nel 2017, in Italia, le attività connesse alla bioeconomia hanno rappresentato il 19,5% del PIL nazionale e circa l’8,2% in termini di occupazione. L’approccio circolare coinvolge tutti i settori della produzione primaria e industriale che utilizzano risorse biologiche con le seguenti priorità:

l’agricoltura rigenerativa azzerando le emissioni di gas serra e riutilizzando i residui agricoli e forestali;

l’industria alimentare circolare migliorando la circolarità della produzione e la responsabilità estesa dei produttori;

altre industrie bio-based mappando l’offerta sostenibile delle biomasse, aumentando prodotti biologici e di bioenergia, ottimizzando impianti e tecnologie per il riciclo di rifiuti organici.


Nella seconda parte dell’evento, Roberto Morabito ha presentato un’analisi dell’economia circolare relativa a tutta la catena del valore del bene/servizio: dalla produzione, al consumo, alla gestione dei rifiuti, fino all'import-export di materiali riciclati e alla valutazione delle imprese in base a competitività e innovazione. Per ciascun settore è stato individuato un set di indicatori, sulla base dei quali è stata realizzata una comparazione con le principali economie dell’UE: Germania, Francia, Spagna e Polonia.

Tra i principali indicatori nel settore Produzione: produttività delle risorse o quota di energia rinnovabile utilizzata. Complessivamente l’Italia è in vantaggio grazie alla produttività delle risorse e di produzione da fonti rinnovabili.


Il posizionamento dell’Italia è il peggiore nel settore Consumo, dove alcuni indicatori sono il consumo di materia ed energia o la diffusione della Sharing Economy nella quale siamo carenti.


Nella Gestione dei rifiuti troviamo la produzione/riciclo di rifiuti urbani e totali o lo smaltimento in discarica. L’Italia è tra le migliori nell’UE nonostante i ritardi di alcuni territori nella gestione dei rifiuti urbani e la squilibrata distribuzione geografica di impianti di trattamento.

Per il Mercato delle MPS: tasso utilizzo circolare o bilancio import/export dei materiali riciclati. L’Italia occupa una buona posizione e potrà migliorare solo potenziando le infrastrutture per il trattamento dei rifiuti.


Infine, per Competitività ed Innovazione: il numero di brevetti su riciclo rifiuti e MPS o investimenti in beni materiali. L’Italia occupa una bassa posizione ma sembra utilizzare al meglio le scarse risorse destinate all’avanzamento tecnologico. L’attivazione di politiche di sostegno allo sviluppo dell’eco innovazione sull’economia circolare darebbe risultati più soddisfacenti.


In sintesi, l’Italia si colloca in una buona posizione rispetto agli altri Paesi considerati ma la performance risulta peggiorata rispetto al rapporto dello scorso anno, come si evince dalla tabella sottostante.


Esiste la necessità di adottare degli indicatori più specifici per monitorare e migliorare le nostre prestazioni in economia circolare, adeguando in parallelo infrastrutture e strumenti di governance con l’unione sinergica di strutture, ruoli e competenze di enti esistenti e l’armonizzazione di strumenti normativi e fiscali.

Di Chiara Limongelli


Fonti